Verità piccole e grandi
L’approccio a vari campi dell’esperienza umana per coppie opposizionali appare fecondo. Etica: diade buono/cattivo; estetica: bello/brutto; economia: utile/dannoso; politica: amico/nemico. V’è un’area indagabile con la contrapposizione verità grandi/verità piccole? Propongo il tema della conoscenza, nei due campi dei giudizi di fatto e dei giudizi di valore.
Nominiamo “verità piccole” quelle inerenti i giudizi di fatto. La “piccolezza” non riguarda la loro complessità. Tutta la nostra conoscenza naturalistica, e tutta quella storica, è conoscenza di verità fattuali, che possono essere banali ma anche importantissime o complicate. In questo contesto anche le verità matematiche sono relative a giudizi di fatto. Le verità piccole sono sterminate e ciascuna di esse, rispetto al tutto, occupa uno spazio minuscolo. Una persona (anche la più colta) ne può apprendere soltanto una frazione infinitesima, e in fin dei conti non ve ne è nessuna che sia indispensabile. Per qualsiasi verità piccola si può immaginare un gruppo di persone che non la possiede, e che vive bene ugualmente. Sono piccole anche le verità procedimentali che consentono di “fare le cose”. Su di esse si fondano le attività strumentali, cioè quelle dirette a uno scopo: sono quelle che finiscono una volta raggiunto lo scopo, e che possono appoggiarsi a verità piccole differenti (è il caso dei mezzi diversi che portano tutti al medesimo risultato).
Le “verità grandi” sono invece poche, e riguardano i giudizi di valore: etico; estetico; economico; politico. Non discuto qui se la verità nei giudizi di valore abbia lo stesso statuto ontologico della verità nei giudizi di fatto (ritengo di no). Pongo soltanto l’assunto che anche i giudizi di valore abbiano una loro forma di conoscibilità, e quindi di verità. Sulla base delle verità grandi fondiamo le azioni dotate di senso, che sono quelle non strumentali a uno scopo il cui raggiungimento le esaurisca; quelle che vengono compiute per loro stesse, che quindi hanno senso nel loro mero svolgersi. La prima, di esse è l’azione del vivere. Un’altra è l’azione del giocare (il gioco giocato per vincere cambia di livello). Altre ancora sono l’azione dell’esperire la bellezza, e quella del meditare. Delle verità grandi non possiamo fare a meno, pena la perdita del senso della vita. È molto discusso se sulle verità piccole si possano fondare quelle grandi, cioè se da giudizi di fatto si possa passare a giudizi di valore.