Manuale degli scacchi per pigroni
Nell’apertura rispettare rigorosamente le regole d’oro:
(i) controllo del centro,
(ii) non perdere tempo (non muovere due volte lo stesso pezzo),
(iii) sviluppo dei pezzi (anche nel centro partita),
salvo quando v’è certezza di guadagno di pezzo superiore a un pedone.
Non lasciarsi sedurre da un’idea diversa per nessuna ragione. Evitare le inchiodature. Non portare la donna al centro, dove può essere attaccata, e svilupparla dopo i pezzi minori. Arrocco come mossa sia difensiva che di sviluppo.
Subito dopo l’apertura formulare un piano di gioco; mai fare una mossa non inserita in un piano.
Flessibilità (il proprio piano acceca, anche con riferimento all’immaginazione delle possibili repliche avversarie): essere sempre pronti ad uscire dal proprio piano:
(i) per opportunità tattica o cambio di piano (dovuti ad errore avversario);
(ii) per le minacce avversarie.
Nell’analisi delle mosse proprie e avversarie prendere in esame anche le posizioni meno evidenti e meno “naturali” (= si escludono solo le case occupate da pezzi del giocatore cui tocca la mossa), con inclusione del sacrificio (soprattutto contro l’arrocco). Regola del pizzicotto! (prima di muovere darsi un pizzicotto per chiedersi: “sono proprio sicuro di voler fare questa mossa?”).
Ricordarsi:
(i) di effettuare mosse attive;
(ii) dell’analisi in trasparenza.
Ricordarsi di cercare una posizione strategica (case deboli e forti; alfiere cattivo; alfiere in fianchetto; raddoppio torri; comunicazione tra i pezzi); formulare obiettivi; vedere le “posizioni desiderate” (quelle che darebbero un sicuro vantaggio) anche se non subito raggiungibili.
Ricordarsi di guardare tutta la scacchiera. In particolare, quando sta all’avversario, accendere il radar: non solo calcolare mosse, ma anche scandagliare la posizione in termini strategici (colonne; diagonali; analisi in trasparenza; posizioni desiderate; possibili temi tattici futuri; ecc.).
Analisi post apertura alla ricerca delle debolezze e del piano di gioco:
(i) struttura dei pedoni e in particolare del centro;
(ii) posizione del re;
(iii) chi trae vantaggio dal cambio dei pezzi e/o delle donne;
(iv) numero e struttura dei pezzi, della loro comunicazione e attività.
Ricordarsi:
(i) delle forchette di pedone e dei doppi di cavallo;
(ii) delle diagonali controllate dagli alfieri (attenzione in particolare agli alfieri lontani);
(iii) delle inchiodature e delle infilate (su re e donna);
(iv) delle mosse intermedie che confutano un attacco (con un attacco o la sua minaccia);
(v) del sovraccarico di un pezzo.
Un attacco viene contrastato:
(i) spostando il pezzo attaccato;
(ii) contrattaccando;
(iv) catturando il pezzo attaccante;
[(iii) e (iv) impossibili se attacco doppio]. Attenzione agli attacchi di scoperta.
- Riguardo al finale:
(i) nel mediogioco studiare la posizione anche in funzione del finale;
(ii) nel finale re attivo (al centro) e attenzione:
(a) non solo alla promozione del pedone ma anche alla “rete di matto”;
(b) al tema dello stallo;
In posizione vincente studiare bene la possibilità del matto prima di scegliere la soluzione “facile” della promozione o del guadagno di pezzi. In posizione che appare vinta, alzarsi e fare un supplemento di analisi prima di muovere.
Il turbamento da errore: toglie lucidità e ne fa compiere altri. Rimedi: pensare di più; respiri profondi; alzarsi in piedi; avere consapevolezza del problema. Analoga l’eccitazione data da errore avversario.
Mai dare per vinta, o per persa, una partita. Mai giudicare scarse le risorse dell’avversario.
Ricordarsi di pensare a questi principi: adottare atteggiamento meta-scacchistico, autoconsapevole!! Motto: “astrazione” + pizzicotto (pro mossa diversa; pro ricordo dei principi).