Intelligenti e stupidi
La frase proposta dalla redazione della rivista, “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono pieni di certezze, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi”, merita le seguenti critiche.
Distingue intelligenti e stupidi come se tali due categorie fossero separabili con chiarezza; quando invece vi è un continuum nel percorso dalla stupidità all’intelligenza, e tali due tratti non possono essere considerati in termini digitali, bensì in termini analogici.
Presuppone una nozione unitaria di intelligenza; quando invece sembra più aderente al vero una concezione plurale della stessa, con la conseguenza che in una persona possono coesistere un’elevata intelligenza in un ambito (per esempio quello artistico), e una scarsa intelligenza in un altro ambito (per esempio quello matematico, oppure quello motorio).
Presuppone che l’intelligenza non sia condizionata dagli stati emotivi della persona, e quindi non vari nel tempo; quando invece è molto diffusa l’esperienza del contrario.
Insomma, la frase in questione, per la sua grossolanità, sembra abbastanza stupida, ed essendo stata detta da una persona notoriamente intelligente (Bertrand Russell), dimostra la verità dei punti di cui sopra nn. 2 e 3. Tuttavia, per valutarla per bene occorrerebbe risalire alla sua fonte, per verificare che sia davvero di Russell, e in quale contesto sia stata scritta o detta.
Il tema di come facciano gli intelligenti a decidere, a sua volta, dovrebbe distinguere fra varie categorie di decisioni (individuali, collettive, morali, economiche, etc.), aprendo la via a un’analisi molto articolata. È sconsigliabile un approccio semplificato ad argomenti complessi.